Archivio degli articoli con tag: integrazione

Immagine L’ultimo lavoro di Giuseppe Gitti (“sordo o Sordo?”, Franco Angeli editore, 2013)…“La sensazione generale è che Gitti voglia dire al lettore: io ho delle idee precise a proposito di sordità –  idee che ho sviluppato stando a contatto per decenni con le persone sorde  – e vorrei spiegarti su quali motivi – scientifici, non “personali”- sono basate. Ecco il ragionamento induttivo: dal particolare al generale. Partire dai piccoli elementi, per arrivare alla grande teoria d’insieme.”

http://martenclet.blogspot.it/2013/10/ho-letto-questo-volume-qualche-tempo-fa.html

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Una riflessione privata…
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Care/i,
non mi sorprende  ormai l’intreccio tra diritti umani, libertà di scelta e riconoscimento lis ha talmente ammorbato e reso “muto” quel poco di barlume di insofferenza alla emotivativà irrazionale che stagnava nella mente  di tanti.
La nuova frontiera dei diritti ha come portabandiera il mondo della musica e fin quando troverà disponibilità in politici che si spendono  per venire incontro al” povero sordo” isolato ed emarginato sarà una lotta di Sisifo, certo sappiamo che  i segnanti e gli interpreti si accorgeranno ben presto che nessuno di questi politici, sindaci, parlamentari riusciranno a garantire i servizi  con lis (lo vediamo adesso cosa succede nelle scuole per il sostegno educativo) ma sarà un’altra storia intanto tutti accorrono ipnotizzati dal piffero della Convenzione Onu su diritti delle persone con disabilità.
Intanto nonostante questi assalti mediatici non si potrà nascondere  che  e mi pare che è proprio l’impianto cocleare assieme allo screening neonatale e alle prtotesi di ultima generazione che ha scardinato la situazione e ha interrotto il “duello ” tra oralismo e lis.
La cosa contraddittoria è che al continuo assottigliarsi di famiglie che scelgono il lis per i propri figli ,si contrapponga un interesse crescente da parte di giovani adulti che hanno avuto un’educazione oralista (forse imperfetta)  verso lo studio e la conoscenza del lis, a volte per un senso identitario /comunanza in una “comunità di sordi”. La mia impressione, non supportata da conoscenza di studi, è che tale fenomeno sia non solo determinato dall’appartenenza a un mondo in cui ti senti accettato e con il quale comuinichi ma soprattutto perchè in tanti scoprono che è  meno difficile della quotidiana fatica che richiede l’integrazione, l’inclusione  nel modo di tutti.
Infatti ci vuole una famiglia forte  e una determinazione che comporta energia e impegno notevole e una preparazione ad affrontare non poche delusioni in questa fase storica di crisi generale di cui i primi a farne le spese sono proprio le persone più deboli e tra queste i bambini stranieri
Forse dovremmo cambiare strategia ma non so cosa proporre, in un momento in cui si dovrebbero trovare punti comuni per tutte le persone con disabilità uditiva, il divario e la distanza tra chi pensa alla sordità come a uno status culturale, chi come a un deficit, chi addirittura come un dono di Dio, si allarga sempre più con tutte le implicazione socio, economiche, socioeducative e culturali.
Scusate lo sfogo
un abbraccio
Paolo
Paolo de Luca, Presidente APIC

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Pubblichiamo il testo integrale della lettera di Walter BerardoMerope   o.n.l.u.s – alla Presidente della Camera, On.le Laura Boldrini

«Voglio chiedere all’Onorevole Laura Boldrini
se crede veramente:
•   nell’integrazione per chi ha disabilità,
•    in un Paese giusto,
•    nell’investimento economico da parte di una società moderna per il recupero e l’integrazione delle persone “diverse”,
•    nella tecnologia a sostegno del servizio sanitario nazionale.
•    nella nostra Costituzione (in particolare art. 2 e 3) »

Sordità, lingua dei segni e minoranze una forzatura che costerebbe cara

Un contributo importante affinché si capisca che sarebbe un errore considerare la disabilità uditiva uno “status differenziato” da proteggere e non un deficit sanitario da affrontare con un adeguato protocollo sanitario e logopedico.
La scelta è tra offrire tutela ai soggetti che presentano tale disabilità o assicurare la permanenza dello stesso fattore diversificante