Roma, 8 marzo 2013
Per raggiungere l’obiettivo della piena inclusione è necessaria la messa in atto di un adeguato protocollo sanitario, educativo e scolastico che sia unico a livello nazionale e non disomogeneo a seconda delle diverse politiche Regionali.
Nello specifico, tale protocollo comprende screening neonatale, diagnosi, protesizzazione o impianto cocleare e abilitazione alla parola. È solo in questo modo che i bambini di oggi saranno adulti liberi dall’handicap dato dal deficit uditivo e dall’assenza della lingua orale e la loro disabilità sarà minimizzata.
Chiediamo allo Stato di procedere rapidamente alla definizione di un piano nazionale di prevenzione e trattamento della disabilità uditiva, che parta dallo screening neonatale obbligatorio in tutti i punti nascita d’Italia.
La diagnosi precoce deve significare anche l’accesso ai servizi sanitari definiti dallo Stato e realizzati dalle Regioni finalizzati alla protesizzazione o impianto cocleare e alla abilitazione alla lingua orale in modo conseguente, coerente, e prioritario.
Solo e soltanto questo percorso è l’irrinunciabile premessa e condizione per la formazione del Cittadino Italiano e per perseguire l’inclusione e la piena cittadinanza e lo Stato non può trascurarlo, abbandonando i genitori nel sopportarne il peso. Lo Stato deve completare l’opera intrapresa assicurando la copertura organizzativa dell’intero percorso, sopportando tra l’altro un onere economico che ha termine con la raggiunta indipendenza, la piena inclusione.
Altri e diversi percorsi sono, al contrario, fonte di oneri economici inesauribili, destinati a segnare la diversità, l’emarginazione e l’autoreferenzialità di gruppo.
Chiediamo la piena esigibilità del diritto alla salute, l’informazione tempestiva e il sostegno alle famiglie, l’attivazione di azioni e percorsi verso l’uguaglianza, l’ottimizzazione degli interventi e degli investimenti, una vera politica di inclusione sociale che porti le persone con disabilità uditiva ad apprendere la lingua orale, ad essere cittadini fra i cittadini.
Per queste ragioni e per queste finalità, chiediamo la messa in atto di un protocollo d’intervento unico a livello nazionale che partendo dalle indicazioni dei medici, fornisca linee guida alle Regioni, al Servizio Sanitario Nazionale e a tutte le istituzioni territoriali impegnate nel soddisfacimento dei diritti costituzionali.

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